Non c’e più sangue ne respiro qui,
solo un po’ di cenere e sputi di chi ne ha fatto abuso.
L’ultima goccia, cercata in quella bottiglia,
con fare sì avido, come se fosse lì rinchiuso l’ultimo piacere.
tutto appare concesso, morali smentite in un solo istante,
conosci labbra di chi non sai il nome,
di chi domani nemmeno rircorderai.
Come una menade accenno danze che vogliono sfiorare il cielo,
vorrei le vesti bianche, qualcuno le ha macchiate.
Il mio piede gira sulla sabbia, forma cerchi di vita e di fine,
gira attorno alla sagoma di questa Luna che oggi appare intera.
Manichini di porpora e fango, sono voci che fanno festa,
si agitano attorno un fuoco che non conoscono e provocano,
sono arbusti a cui hanno succhito la linfa, non hanno un nome,
volteggiano come erba smossa dal vento.
Sbatto il palmo al suolo in cerca di acqua e umido, le unghia bruciano,
irrequieta cerco ancora, cerco, cerco;
e di porpora e fango volteggio, animata da un senso di morte e vita,
danzo con le mie vesti sporche attorno al FUOCO,
voglio conoscerlo, e lui vuole me!
Tutto si ferma!
non mi è nemico, mi avvolge,
la musica battente mi scoppia dentro:
è quella dei miei sensi che dicono di non avere paura,
le mie pelli prima ruvide e opache sono diventate lucide e rosee,
non ho più cicatrici, e danzo come le menadi dopo che sono state amate dal fuoco.
batto i piedi, spingo il collo verso le spalle,
sono ritmo che pulsa, come una placenta infuocata mi avvolge,
e tendo le mani al cielo,
che questa volta ha risposto al mio gesto fraterno!
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